Manifestazioni popolari

Le manifestazioni popolari tradizionali

Nel corso dell'anno è possibile assistere a numerose manifestazioni e cerimonie religiose popolari, spesso estremamente differenziate, che hanno quale denominatore comune la matrice religiosa.
Alcune di esse sono gestite dalla Chiesa cattolica e rientrano a pieno titolo nella liturgia ufficiale; altre, invece, vengono tollerate con benevolenza o, talvolta, semplicemente ignorate.
Ma sarebbe semplicistico guardare a questi riti tentando di scindere in maniera assoluta gli elementi propriamente religiosi dai fenomeni di tipo superstizioso o dai residui di paganesimo che qua e là sono ancora presenti: si tratta infatti di prodotti di una elaborazione collettiva dove le varie componenti si compenetrano profondamente.

Il periodo natalizio

Il periodo natalizio è sottolineato da numerosi avvenimenti folklorici. Se da un lato abbiamo le Sacre Rappresentazioni che rievocano più o meno liberamente le pagine evangeliche della Natività o dell’infanzia di Gesù, dall’altro si conservano ancora riti profani, probabili residui di antiche festività per il solstizio d’inverno. Così gli innumerevoli falò che si accendono quasi ad aiutare il sole nascente, così le feste della Befana , antica divinità agreste connessa ai riti di fertilità, che si risolvono in cortei di persone che offrono il loro canto, sempre benagurante,anche se talvolta satirico e pungente,di casa in casa. Ne ottengono in cambio cibi e bevande che verranno consumati comunitariamente in una serata di festa che darà l’avvio al Carnevale

Le Befanate

Le Befanate sono quei canti di questua che si eseguono alla vigilia dell’Epifania, dall’imbrunire a notte fonda, e che vengono solitamente detti Befane, termine che accomuna sia la protagonista della cerimonia, sia la cerimonia stessa, oltre che, naturalmente, il canto. Diffusissimo nella tradizione popolare di tutte le ragioni italiane, seppure in forme assai diverse, si tratta di un canto di questua connesso al ciclo annuale della vegetazione: l’abbondanza dei doni offerti garantirà un buon raccolto nell’anno a venire. Tali canti, legati al mondo agrario, si rivelano assai radicati nella tradizione e sono quelli che, pur proponendo modificazioni anche vistose, più facilmente sopravvivono. Le Befanate toscane, che trovano i loro corrispondenti nella Pasquella romagnola e marchigiana, sono da vedersi come riti di propiziazione per l’inizio del nuovo ciclo stagionale.In provincia di Lucca la tradizione è a tutt’oggi viva e vitale e non è difficile incontrare, la sera del 5 Gennaio,gruppi di cantori sia nei piccoli centri, sia immediatamente fuori dalla città, come avviene a Lucca (quartiere S.Anna). Nei centri più piccoli di solito viene organizzato un unico gruppo che raccoglie giovani e adulti, in quelli più grandi, invece, i gruppi possono essere più d’uno, talvolta divisi per fasce d’età tal altra per zona di provenienza, o più semplicemente sulla scorta di affinità di intenti.Quando si è in presenza di più gruppi, i più giovani aprono la serata poco dopo il calar del sole, mentre per gli altri la festa dura fin quasi all’alba. Così come nel canto, può esservi estrema varietà anche negli aspetti coreografici dei vari gruppi; si registra, infatti, da ormai una decina d’anni, la tendenza, soprattutto tra i giovani, a proporre maschere e travestimenti che poco hanno a che fare con la tradizione e che anticipano il Carnevale. Attualmente ciò avviene nei paesi di maggiori dimensioni; nella maggior parte dei casi, sebbene non senza innovare, lo svolgimento della Befanata si situa ancora nell’alveo dei caratteri tradizionali che le sono più propri. Sul far della sera il gruppo dei Befani, così vengono comunemente chiamati i cantori, si riunisce in un luogo stabilito e da lì parte per proporre il canto ad ogni casa, cominciando, in questo giro, dai casolari più lontani dal paese, proseguendo poi, in passato, verso la casa del prete e quella del Sindaco, e via via, tutte le altre. Almeno uno di loro ha con sé uno strumento, oggi sempre più frequentemente la fisarmonica o la chitarra, ieri il violino, più raramente l’organetto.Qualche volta è presente la Banda del paese, un tempo accompagnata dai soli ottoni .Guidata dal suonatore che la precede di pochi passi, la Befana (non di rado un uomo travestito da donna) in qualche caso da sola, in altri accompagnata dal suo consorte, il Befanotto, si avvicina alle porte accompagnata dai cantori. Il testo, in questa area sempre quartine di ottonari, può avere carattere generale, può contenere riferimenti di stringente attualità politica o sociale o può essere concepito ad personam. In questo caso vengono rivelati alla comunità i “peccati” di ognuno e il canto diventa una sorta di espiazione collettiva attraverso la divulgazione. Il corteo chiede il permesso di eseguire il canto e, alla fine, i padroni di casa aprono la porta e porgono i doni appositamente preparati che vengono raccolti in un cesto portato a braccia da due uomini, o in un corbello sul dorso di un asino.Dopo la breve interruzione si riprende il canto ringraziando per ciò che si è ottenuto. In caso di mancata offerta, anziché ringraziare si lancia un’invettiva. Trattandosi di un rito che affonda le sue radici nel mondo contadino, la maledizione va a colpire gli interessi più prossimi della massaia, come il pollaio.Uno dei testi maggiormente diffusi in area lucchese, recita infatti:

“E se nulla non ci date pregherem per le galline dalle volpi e le faine che vi sian tutte mangiate”
 Se poi in casa c’è qualche giovane o meno giovane donna non ancora sposata, l’invettiva si trasferisce su di lei:
“E se nulla non ci date via piangendo ce ne andremo la Madonna pregheremo che marito non troviate”.

Natalecci

I solstizi, nel contesto popolare sono da sempre sottolineati dall’accensione di fuochi rituali che, in altri tempi, erano intesi ad aiutare la forza e il vigore del sole. Lungo la Valle del Serchio, la sera della vigilia di Natale, molti sono i fuochi accesi che punteggiano il paesaggio. Talvolta le varie comunità accendono un unico fuoco, magari sul sagrato del paese, come a Camporgiano, tal altra, invece, i falò sono più d’uno ed attraverso di essi si svolge una vera e propria gara. E’ il caso di Gorfigliano e di altre frazioni del comune di Minucciano, dove ogni quartiere,dopo aver individuato un sito,di solito posto in alto rispetto al paese in modo che sia ben visibile, prepara ed accende il proprio falò.  Il Nataleccio, questo il nome locale, è una costruzione a forma cilindrica ottenuta conficcando in terra un tronco di legno che nel dialetto locale assume il nome di "tempia" e che può essere di castagno, faggio, cerro etc... attorno al quale viene tessuta una gran quantità di rami di ginepro.

La preparazione dura parecchi giorni, va raccolto il materiale e costruito il “cilindro” che di norma supera in altezza i dieci metri ed ha un diametro di tre,quattro metri. L’abilità sta nel rendere stabile la struttura portante, affinché non cada, e nella tessitura del ginepro che garantisce una fiamma duratura. La gara prevede infatti che la fiamma duri oltre venti minuti, alta, ben visibile e senza fumo.Questi i criteri secondo i quali verrà giudicato il falò vincitore. La cerimonia è tutta maschile; sul luogo della preparazione si portano vivande e vino,perché ogni atto rituale non può non prevedere la consumazione condivisa del cibo. Durante tutta la durata dell’accensione si eseguono grida benaguranti che inneggiano al fuoco. Cessate le fiamme tutti corrono in piazza dove si commenta l’esito, anche fra vivaci polemiche e qualche rissa.

Il periodo pasquale

Nel periodo pasquale vengono celebrati numerosi eventi rituali tradizionali.
Si comincia con la Domenica delle Palme, giorno in cui vengono benedetti e consegnati ai fedeli i ramoscelli d’olivo.

Ma accanto al tradizionale e diffusissimo olivo, in molte località della Versilia storica e di quella lucchese, troviamo anche il palmizio di canna costituito da una foglia di palma da datteri, in passato anche di palma nana, le cui foglie secondarie si intrecciano fra loro formando un motivo ornamentale.

Il Giovedì e il Venerdì si svolgono per le vie dei paesi numerose processioni , con la partecipazione del clero e delle Confraternite nelle loro divise, con canti della liturgia ufficiale, con la banda, con le suggestive luminarie a olio, dove gruppi di figuranti mostrano i simboli della Passione. Ma si può assistere anche alla Procession de’ Crocioni di Castiglione di Garfagnana, il giovedì santo.

Il giovedì santo, dopo la solenne liturgia, le chiese vengono spogliate dei consueti addobbi floreali e al centro si depone una croce appoggiata su un cuscino, luogo simbolico del sepolcro, che sarà baciata dai fedeli alla fine di un lungo momento di adorazione. Rituale è la visita dei sette sepolcri, che può venir sostituita dall’ingresso e dalla fuoriuscita, per sette volte, dalla stessa chiesa.

In alcuni paesi, un gruppo di donne, a fine liturgia, prende appuntamento per ritrovarsi l’indomani a pregare, senza consultare il prete, senza avvalersi del suono della campana ed escludendo la componente maschile. Fra le quattro e le cinque del mattino si ritrovano in chiesa dove recitano, alternandoli, cento Pater, cento Ave Maria e cento formule, ovvero il testo di una Passione popolare, che sebbene non rientri nel novero delle preghiere ufficiali, come tale viene sentita.

Il testo che segue è una delle tante varianti della Passione:

La mattina del Venerdì Santo
la Madonna fece un gran pianto.
Un gran pianto e un gran lamento
per andare al monumento.
Monumento ve ne andaste
vostro figlio morto ci trovaste.
Dolcemente lo chiamaste
dolcemente lo abbracciaste
e gli diceste:
- Figlio della gran madre Maria
con il cuore pieno di gran dolìa -.
Chi la mattina del Venerdì Santo
cento volte lo dirà
sarà certo e sicuro
che ogni grazia che chiede l’avrà.

Nella giornata di venerdì, nelle chiese, l’unico addobbo è rappresentato dalle vecce, piante di grano seminate in vaso all’inizio della Quaresima e fatte crescere in assenza di luce; si “legano” poi, simbolicamente, le campane e l’annuncio della funzione liturgica viene dato con le raganelle che i ragazzi portano per le strade. Prima del Concilio, la cerimonia religiosa celebrava l’ultima Via Crucis , oggi si celebra l’Eucarestia; successivamente si toglie il Sepolcro e si espone La Pietà, gruppo di gesso o ligneo che ricalca un’iconografia michelangiolesca, oppure una bara contenente il Cristo; entrambi i simulacri vengono portati in processione. Durante la funzione religiosa, in passato, al momento della rievocazione della morte, sia i fedeli, sia l’officiante, producevano un gran baccano per ricordare il terremoto che seguì la morte di Gesù. Gli uomini, compreso il prete, sbattendo per terra l’ estremità di un bastone, le donne spostando le panche o battendo su di esse le ciabatte.

Anche all’alba del Sabato, con analoga modalità, gruppi di sole donne si ritrovano in Chiesa, per recitare le Cento Ave Marie.
All’imbrunire o alla Mezzanotte (prima del Concilio Vaticano II al mattino presto) si celebra la Messa della resurrezione. Al momento del Gloria le campane, finalmente “sciolte”, tornano a suonare:ogni credente, ovunque si trovi, è tenuto a baciare il terreno.

All’inizio della cerimonia, sul sagrato si accende il fuoco che viene benedetto unitamente all’acqua. Ogni fedele si premura di prendere un pezzetto di brace e una bottiglietta d’acqua che utilizzerà in varie situazioni quotidiane: per portare la benedizione nella propria casa, per allontanare grandine e tempeste (il fuoco), per sanare le malattie (l’acqua).

All’interno della chiesa si benedicono anche le uova, la pasimata, o schiacciata pasquale (un dolce preparato con il lievito da panificazione , poco zucchero e l’aggiunta di uvetta e anici), o del pane azzimo. Le uova sono sode e se ne porta una per ogni componente del nucleo familiare, avendo cura di porle sul piatto più bello, avvolto nel tovagliolo più bello fra quelli posseduti. In alcuni casi gli adulti consumeranno l’uovo e il dolce pasquale, accompagnato da un sorso d’acqua benedetta, al mattino, per la prima colazione del giorno di Pasqua; i bambini, invece, decoreranno quelle stesse uova e il Lunedì dell’Angelo faranno a gara nello spingerle giù da un poggio, durante la merenda.

La Processione de' Crocioni

A Castiglione di Garfagnana il giovedì santo, dopo la Messa In coena Domini, si svolge La Procession de’ crocioni. I fedeli escono di chiesa e seguono processionalmente un uomo vestito da Cristo, con grosse catene ai piedi e carico di una pesante croce di legno. Nessuno, tranne il priore della locale Confraternita, deve conoscere l’identità del penitente. Per far sì che possa mantenere l’anonimato, egli viene rinchiuso in precedenza, dallo stesso priore, in un grande armadio posto nella sacrestia. Uscirà per la processione e, dopo aver percorso le vie del paese, spesso con i piedi sanguinanti, sarà nuovamente chiuso nello stesso armadio, mentre due membri della Confraternita, vestiti da guerrieri romani, fanno la guardia affinché nessuno lo disturbi. A notte inoltrata il penitente potrà finalmente uscire.