Il percorso di visita

Descrizione del Percorso espositivo

Il percorso espositivo attuale mantiene nella sostanza l'impostazione data dal fondatore.

Negli ambienti che per secoli ospitarono viandanti e pellegrini, sono oggi allestite diverse sezioni tematiche espositive e ricostruiti ambienti di vita e di lavoro. Il seminterrato è dedicato all'agricoltura dei territori pianeggianti (carro per la concimazione, aratro meccanico, trebbiatrice, macchina per ventolare i cereali) ed alla vinificazione (grande torchio, tino ricavato da un unico tronco di castagno, alambicco per la distillare la grappa). Al piano terreno sono allestiti ambienti di vita quali due camere da letto (una padronale e l'altra contadina) e la cucina, vero cuore della vita domestica. La successiva grande sala pone in evidenza il processo della panificazione, la preparazione dei cibi ed il bucato. Al piano superiore ampio spazio è dedicato al ciclo delle fibre tessili attraverso gli strumenti e le macchine manuali usate nelle operazioni di cardatura, filatura e tessitura. Si prosegue con un vano dedicato al cucito ed al ricamo ed uno dove si ricostruisce la bottega del ciabattino, con particolare rilievo dato agli strumenti necessari a realizzare lo zoccolo con tomaia in cuoio, calzatura povera molto usata in montagna. La successiva sala dell'agricoltura montana, con affresco del pittore Luciano Guarnieri, testimonia il lavoro legato alla coltivazione dei cereali, alla fienagione, all'allevamento del bestiame e soprattutto alla preparazione dei diversi latticini, fondamentali in un'economia fortemente pastorale quale quella dell'Appennino. Ampio spazio è dedicato al ciclo della castagna, frutto dal valore nutrizionale elevato, per secoli alla base della dieta di molte popolazioni di montagna ed alla bottega di paese. A seguire si documentano attività artigianali quali la cereria, il falegname e il fabbro, e alcuni mestieri itineranti (arrotino, ombrellaio, calderaio, commerciante ambulante). Nell'ultima stanza della soffitta sono esposti, a testimonianza della ricchezza della raccolta, numerosi oggetti di pregio di tipologia analoga a quelli già presentati nel percorso descritto e vecchi costumi indossati dai cantori del Maggio, una forma di teatro epico popolare molto antica ed ancora presente sulla montagna tosco-emiliana. Appese alle pareti attirano infine l'attenzione alcune composizioni realizzate con chiodi, chiavi e altri piccoli utensili da Don Pellegrini, allo scopo di incuriosire e sollecitare la fantasia dei visitatori. 

La Cantina: la prima ricostruzione d'ambiente è la cantina: in questo locale troviamo gli attrezzi per la vinificazione, la conservazione e il trasporto di questo prodotto, tanto più prezioso per la nostra zona in quanto la vite non era una coltura estensiva. Grandi tini e botti in legno di castagno, torchi, barili con i relativi "imbottatoi" (imbuti) in legno per la preparazione del vino e un rudimentale, ma efficiente alambicco per la distillazione delle vinacce.

La Cereria: la preparazione delle candele di cera, da illuminazione domestica e per l'uso devozionale nelle chiese, è documentata con la ricostruzione di un laboratorio artigiano, dotato del corredo di utensili e di rudimentali ma ingegnose macchine, di assai difficile reperimento, che consentono di analizzare il ciclo completo. 
 

La bottega del ciabattino: è la ricostruzione del vecchio ambiente di lavoro di un artigiano del vicino paese di Chiozza, con il bischetto ingombro di trincetti, martelli, chiodi e utensili vari; alle pareti le forme per modellare la scarpa e vari esemplari dei tradizionali zoccoli chiodati, con la tomaia in cuoio e la suola in legno, un tempo molto diffusi soprattutto nei mesi invernali in tutta la valle. 
 

La Cucina: la cucina raccoglie numerose suppellettili: recipienti di diversi materiali e forme per la preparazione dei cibi, secchie per l'acqua e utensili domestici vari; i mobili, tra cui il tavolo con le sedie, il seggiolone ed il girello per i bambini, la piattaia e la madia entro cui veniva preparato e lavorato l'impasto del pane.

La filatura e la tessitura: la filatura e la tessitura costituivano importanti attività cui partecipavano, a vario titolo, tutti i componenti della famiglia: la canapa e la lana provenivano infatti dai campi e dall'allevamento delle pecore, le fibre venivano lavorate, trasformate in filo con il fuso o con l'arcolaio e tinte, rese così idonee ad essere tessute. I grandi telai manuali montati nella sala consentono di comprendere il lavoro della "tessandora" nella realizzazione di tela semplice o di panni con disegni geometrici. Altra attività tipicamente femminile era quella del ricamo, di cui sono documentati gli attrezzi e significativi prodotti: lenzuola, tovaglie e biancheria personale che costituiva il prezioso corredo della sposa.

Il lavoro agricolo: nella grande sala affrescata dal pittore Luciano Guarnieri con una scena di vita contadina - il taglio e la raccolta del fieno nei pressi di San Pellegrino - sono conservati manufatti ed attrezzi legati all'attività dei campi e dell'allevamento del bestiame: aratri, gioghi, falci di varie forme e dimensioni a secondo dell'uso, attrezzi per tagliare la paglia ed una gamma articolata di utensili per lavorare la terra. Il ciclo della lavorazione dei cereali, importante componente dell'attività agricola tradizionale, è rappresentato dagli attrezzi per la raccolta, la sgranatura e la pulitura dalle scorie dei preziosi chicchi, oltre che da una serie di unità di misura necessarie per stabilirne la quantità ai fini della vendita.