San Pellegrino in Alpe

Il Santuario e il paese di San Pellegrino in Alpe

Il complesso della chiesa e hospitale di S.Pellegrino in Alpe è menzionato per la prima volta in un documento del 1110. Fin dalle origini esso ricopriva dunque la doppia funzione di Santuario, dove si conservavano le spoglie del Santo e di luogo di ospitalità per coloro che percorrevano la via Bibulca come pellegrini diretti a Roma o in Terrasanta o per qualsiasi altro motivo.

Almeno fino a tutto il secolo XIV° le due funzioni si equivalsero, la direttrice era frequentata da pellegrini e viandanti e la devozione al Santo promossa dai conversi della comunità che gestiva il complesso, richiamava fedeli da entrambi i versanti dell'Appennino.

Successivamente la frequentazione della strada andò progressivamente calando e la famiglia lucchese commendataria del complesso, per sopperire alle minori entrate, intervenne sulla chiesa per ampliarla e per darle una dignità architettonica tale da favorire lo sviluppo del culto del Santo. Non fu un caso se, per erigere il nuovo altare per l'esposizione dei corpi di S.Pellegrino e S.Bianco, fu prescelto lo scultore lucchese di grido del momento, Matteo Civitali.

Da allora la funzione di Santuario crebbe di importanza fino a richiamare fedeli di tutti i ceti sociali da zone anche distanti, che percorrevano itinerari prestabiliti e celebravano in loco i relativi riti penitenziali. La gestione del Santuario comportò la necessità di edificare strutture di servizio, prima precarie e poi definitive e, nel corso del secolo XVIII°, addirittura gli alberghi tuttora esistenti. Contemporaneamente le altre chiese con hospitale di alta montagna che servivano le strade transappeniniche, furono abbandonate e di alcune di esse non si conosce con precisione neppure l'ubicazione (S.Bartolomeo del Saltello e Ospedaletto in Val Fegana). La permanenza del complesso e la nascita stessa del piccolo borgo, da sempre indissolubilmente legato alla ricettività, si deve quindi al culto di S.Pellegrino e di S.Bianco, entrambi mai riconosciuti ufficialmete dalla Chiesa Cattolica, ma profondamente radicati nella devozione popolare, che ne elaborò una vita leggendaria, diffusa dai conversi della comunità che si recavano alla questua per i poveri.

Per informazioni sul Santuario: 0583.649067

La leggenda di San Pellegrino

Secondo la leggenda, San Pellegrino è il figlio del re di Scozia Romano e di sua moglie Plantula. Compie prodigi fin dal giorno in cui è battezzato. Dopo una fanciullezza di penitenza, rinuncia alla successione del regno e s'incammina verso la Terra Santa, accompagnato da una banda di ladri che aveva miracolosamente convertito. Dopo avere subito persecuzioni, s'imbarca verso l'Italia, dove visita i principali santuari. Abita in una caverna dove è visitato dagli animali selvatici, che gli diventano amici. Passati molti anni si reca in un luogo adatto alla penitenza, rifugiandosi dentro un albero cavo. Di particolare significato la narrazione secondo la quale Pellegrino, resistendo alla tentazione, fece adirare il demonio che lo schiaffeggiò con tale violenza da far girare il Santo tre volte su sè stesso. L'episodio si sarebbe svolto nei pressi del crinale appenninico nel luogo dove i penitenti portavano processionalmente una pietra ad espiazione dei peccati, pietre ancora visibili al cosiddetto Giro del Diavolo, nei pressi di una cappellina alpestre. S. Pellegrino muore a 97 anni, dopo aver scritto in una corteccia d'albero la sua vita. Due coniugi modenesi, avvertiti in sogno da un angelo, ritrovano il suo corpo intatto, custodito da una moltitudine di animali. Accorrono sul luogo i vescovi e le popolazioni della Toscana e dell'Emilia e sorge una disputa fra gli emiliani, che vorrebbero portare il Santo in pianura ed i toscani che lo rivendicano, essendo morto nei loro confini. Viene posta la salma su di un feretro tirato da due torelli indomiti, uno toscano ed uno emiliano, che si fermano sul luogo detto termen Salon. Qui sorge una basilica in onore di San Pellegrino, la cui dedicazione avviene il 10 agosto dell'anno 643. In questo luogo onorato da papi e imperatori e teatro secondo la tradizione di diversi miracoli, sorge poi un ospizio per accogliere coloro che accorrevano a venerare il Santo.

 

La leggenda presenta molte incongruenze storiche e analogie con altri più famosi racconti, quale quello del Volto Santo di Lucca, la cui destinazione sarebbe stata decisa col medesimo metodo del carro trainato da bovini indomiti, ma rimane significativo il fatto che attorno ad un corpo si sia coniato un nome, Pellegrino, ed elaborata una vicenda, i cui tratti salienti sono tutti riferiti alla pratica del pellegrinaggio. La rinuncia al potere, la penitenza, il viaggio come pellegrino in Terrasanta, la visita ai santuari italiani, l'isolamento dell'eremitaggio da cui discende il rapporto stretto con la natura e con gli animali selvatici, delineano infatti una figura di santità particolarmente adatta per proteggere e soccorrere chi come lui, andava ad intraprendere un lungo viaggio per visitare come pellegrino i luoghi santi o semplicemente chi, per vari motivi, affrontava un itinerario difficile come quello della via Bibulca che, per valicare l'Appennino, utilizzava un passo posto oltre i 1600 metri di quota. Successivamente, pur rimanendo essenziale per i fedeli l'aspetto del pellegrinaggio al Santuario, prese più importanza l'aspetto penitenziale ad esso legato e quindi la devozione del trasporto, dal Santuario stesso al Giro del Diavolo, di una pietra proporzionata al carico dei peccati che il penitente intendeva espiare.