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La Buffonata

Tra i riti carnevaleschi e le forme teatrali legate a questo ciclo, un posto particolare è occupato dalla Buffonata. Buffonata, come indica il nome, sta per spettacolo comico, buffo. Infatti l'esame dei testi fino ad oggi rinvenuti, ci offre una casistica piuttosto uniforme: il contrasto tra due o più pretendenti per la mano di una ragazza, in un groviglio di situazioni che mettono in luce la furbizia di alcuni personaggi e la dabbenaggine di altri. Inevitabili i litigi e la conclusione lieta.

Lo spettacolo e le successive repliche vengono rappresentate nella piazza o in un'aia del paese, più spesso la compagnia - non più di sei, sette persone - è accolta in una casa e la rappresentazione avviene a domicilio. Ciò è possibile, oltre che per l'esiguo numero di coloro che recitano, per la assoluta mancanza di qualsiasi struttura scenica. Gli attori sono vestiti con costumi poverissimi, di norma abiti smessi, camicie da notte, vecchie divise militari e, cosa molto importante, una maschera che copre tutto il volto. Una volta la maschera era di legno o di cartapesta, magari fabbricata da qualche artigiano locale; oggi essa è di plastica. Questo tratto così arcaico sopravvive soltanto nella Buffonata, mentre non è attestato per nessun'altra forma di spettacolo popolare di area toscana. Giunti sul luogo scenico, gli attori che sono arrivati in processione proceduti dal suggeritore e seguiti dal violinista, compiono un cerchio di fronte agli spettatori e si ritirano da una parte, il primo personaggio, invece, si sposta al centro e inizia la rappresentazione. Talvolta c'è un prologo, con un attore che rivolge un saluto ai presenti e si scusa per gli errori che verranno commessi; più spesso si entra immediatamente nel vivo della vicenda che prosegue alternando parti recitate con brevi intermezzi musicali, sempre uguali.

Altro aspetto interessante è lo stile della recitazione, quasi inespressivo, cadenzato soltanto dalle scansioni imposte dalla metrica. Si tratta, di norma, di quartine di ottonari a rima incrociata: ABBA, più raramente di quintine, sempre di ottonari, con il primo verso sciolto e due coppie a rima baciata: XAABB; solo in casi sporadici, forse per influsso del metro del Contrasto e della Zingaresca, abbiamo quartine di tre settenari e un quinario (o quaternario), con il primo verso sciolto, il secondo e il terzo a rima baciata e il quarto in rima con il primo verso della stanza successiva. La Buffonata è stata studiata dal D'Ancona, che ne parla come forma di spettacolo minore che veniva cantata prima del Maggio.Per quanto riguarda i testi a noi pervenuti e le indagini svolte da Gastone Venturelli nell'area versiliese, la rappresentazione della Buffonata sembra invece essere autonoma dal Maggio. Sono state rinvenute parecchie attestazioni di questo spettacolo in quasi tutte le frazioni della montagna versiliese, nei Comuni di Seravezza e di Stazzema.Si tratta quindi di una area molto ristretta: l'epicentro è rappresentato da questi due Comuni versiliesi, ma se ne ritrovano attestazioni anche in alcuni villaggi garfagnini al confine con il territorio del Comune di Stazzema: Campolèmisi, Fornovolasco e Trassilico. Questa forma di spettacolo era viva ancora a Palagnana di Stazzema, un piccolo paese sulle pendici del monte Matanna, nei primi anni Ottanta. La sua sopravvivenza qui forse non è casuale, dato che Palagnana è uno dei paesi più difficilmente raggiungibili dell'intera provincia di Lucca: basti pensare che la strada vi è arrivata solo negli anni Settanta e soltanto fino al primo dei quattro nuclei in cui il paese è diviso. A Palagnana si è continuato a rappresentare la Buffonata fino al 1963 e, secondo altre fonti, fino al 1968; è stata quindi ripresa circa dieci anni più tardi per due anni di seguito.