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Le Sacre Rappresentazioni

In Italia le Sacre Rappresentazioni della Natività o della morte di Cristo sono numerosissime e vantano spesso tradizioni antiche. Nella Toscana nord-occidentale sono sopravvissute fino ad oggi, per lo più nella forma del Maggio Drammatico. Il Maggio e le Sacre Rappresentazioni vengono tuttavia sentite come due cose nettamente diverse fra loro, che possono avvalersi di distinte modalità esecutive, e vengono rappresentate in tempi e contesti diversi. Assai frequenti fino agli anni Quaranta, tali rappresentazioni si sono fatte sempre più rare dopo la Seconda Guerra Mondiale.

 

La Sacra Rappresentazione della Natività di Gorfigliano

In questa Sacra Rappresentazione le modalità del canto sono le stesse del Maggio e anche per i costumi vi è ampia utilizzazione di quelli da maggiante, soprattutto per Erode e la sua corte. La scenografia è pressoché inesistente: essa è costituita soltanto due sedie situate sul gradino più alto dell’altar maggiore per San Giuseppe e la Madonna; quando la rappresentazione si svolge in qualche teatrino, la compagnia fa, invece, uso di fondali dipinti dagli stessi attori. La caratteristica fondamentale della rappresentazione di questa compagnia sta nell’atmosfera che si vuole creare, più epica ed eroica che religiosa, dando maggiore importanza alla tragedia di Erode che non al mistero della Natività o all’adorazione dei pastori o dei Magi.

 

La Passione di Cristo di Gorfigliano

A Gorfigliano, a partire dal 1980 si è pensato di riprendere la rappresentazione del Maggio La Passione di Cristo, riproponendolo in chiesa, pur mantenendo del Maggio sia la melodia, sia le modalità del canto e della gestualità, nonché, eccetto che per il Cristo, i costumi. La Sacra Rappresentazione di Gorfigliano è tutta laica e ben distinta dai riti della Liturgia ufficiale. Il testo, stilisticamente riconducibile ai Maggi, è tutto in versi e ne conserva la metrica: quartine di ottonari per il recitativo, quartine di settenari con l’ultimo ossitono per le ariette e ottave di endecasillabi. Come succede per i Maggi, pur senza mai discostarsi dalla narrazione evangelica, il testo viene continuamente rivisitato e mutato dagli stessi interpreti, quasi tutti cavatori, che con grande partecipazione lo cantano, oggi, quasi esclusivamente nel periodo pasquale